Per diversi anni l’outsourcing, ossia l’esternalizzazione dei servizi, è apparsa come la strada migliore da seguire per aziende e professionisti. Effettivamente, in diversi casi, poter far conto sulla competenza di esperti, soprattutto nell’ambito dei servizi IT o nel campo della ricerca (e della successiva selezione) del personale si dimostra ancora oggi molto utile. Tuttavia, occorre segnalare come, in altre occasioni, sia l’internalizzazione dei processi la scelta più indicata. Non a caso negli ultimi tempi si è assistito ad un maggiore ricorso all’insourcing, in special modo nell’elaborazione delle paghe. Ma che cosa si intende con “insourcing”? Tale termine fa riferimento a una sorta di “ritorno alla base” dei servizi, reso possibile dalla presenza di una software house. Spetta a quest’ultimo il compito di studiare soluzioni informatiche ad hoc. In questo modo i consulenti hanno la possibilità di occuparsi delle paghe sfruttando al meglio i software già presenti all’interno dell’azienda. 

Una strategia proiettata nel lungo periodo

Se l’outsourcing può costituire una scorciatoia valida nel breve periodo, finisce per non apparire altrettanto fruttuosa nel lungo termine. L’insourcing, infatti, diviene un vero e proprio investimento, permettendo ad aziende, professionisti e consulenti, di assegnare la gestione dei processi a persone che lavorano quotidianamente al loro fianco. L’insourcing servizio paghe si è proposto con successo come modello strategico per le imprese, in particolare per realtà di dimensioni considerevoli, costrette a confrontarsi con un numero non indifferente di dipendenti. Un tempo, spaventate dalla mole di lavoro, vedevano come unica soluzione l’outsourcing, ma ora non è più così. I dati ottenuti attraverso i moderni software sono non solo facili da determinare, ma anche estremamente affidabili.  

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